III Relazione: Cattedrali nel deserto

Riportiamo dal sito VIVAVOCEWEB

Sava. Pubblichiamo quasi integralmente l’intervento del magistrato Giuseppe Tommasino effettuato giovedì 25 ottobre nell’appuntamento della rassegna culturale “LE CATTEDRALI NEL DESERTO. FONTI DI VITA O DI MORTE?” svolto presso la Sala Sant’Egidio del Convento San Francesco


“Io avverto un forte disagio a parlare in pubblico, perché credo che un magistrato debba parlare esclusivamente attraverso i suoi provvedimenti. Visto che mi ritrovo a doverlo fare credo che il modo migliore sia di essere molto onesto o apparire controcorrente come spesso mi accade. Il tema che dovrò affrontare al di là della sua articolazione è di una contro opposizione tra la magistratura e il potere politico. Al margine di un ennesimo processo che vede indagati i vertici del stabilimento Ilva. Denuncia una grave anomalia, una patologia del sistema del nostro paese. Quando si verifica questo, vuole dire che un potere ha invaso il potere dell’altro. Non ho interessi legati alla mia categoria e tantomeno mi pongo come paladino dei vertici dell’Ilva. Mi accingo mio malgrado a proporre una obbiettiva ricostruzione dei fatti, animata dalla massima libertà di pensiero. La mia unica fonte di conoscenza dei fatti è quella legata ai giornali visto che non conosco nessuna pagina del segreto istruttorio. Ritengo che la vicenda giudiziaria non è stata affrontata dal Gip nel modo nel conciliare il rispetto delle regole. Purtroppo devo dire che i magistrati che hanno una forte mania di protagonismo portano il consenso che proviene dalla opinione pubblica. Mi chiedo come il cittadino non si accorga che dietro a questo protagonismo si nascondono interessi personali, soprattutto nella carriera politica. Da quasi vent’anni il paese è soffocato da tutto questo, anche l’Italia è effettivamente governata dalla magistratura e si vedono i risultati. Pochissimi appartenenti alla magistratura riescono a condizionare la politica e a far valere il proprio valore civile. Quello che appare è la carenza di equilibrio e soprattutto la violazione delle leggi basilari e regole processuali. Ho il bisogno di esternare la mia intima sofferenza per quanto riguarda il risultato dell’ultima pubblicazione dei risultati del Ministero della Sanità riguardo l’inquinamento prodotto dall’Ilva e dei risultati che ha avuto ripercussioni drammatiche sullo stato di salute su tutta la popolazione e su gli operai stessi. Decisamente opportuna la richiesta penale del magistrato.

Sussistevano effettivamente le condizioni per disporre il sequestro preventivo. Nulla da obbiettare anche nella richiesta della chiusura dello stabilimento. I vertici dell’Ilva e il Giudice d’Appello che ha poi in seguito modificato eliminando l’ordine del Gip del blocco delle attività e il blocco degli impianti per evitare situazioni di pericolo in genere. Il Gip in seguito ha escluso il direttore generale sostituendolo con un professionista di suo gradimento e ha disposto la chiusura degli impianti creando una situazione di imbarazzo e di sconcerto, tanto che è stato necessario che l’Ilva a dire un altro ordine giudiziario per far si che il provvedimento del tribunale del riesame doveva prevalere su quello del Gip. La condotta del Gip, ha provocato la reazione del potere produttivo che era rimasto correttamente estraneo. L’altro concetto ovvio era che secondo la Costituzione italiana la politica economica che la tutela dell’ambiente è affidata al governo. Il magistrato competente li poteva sottoporre a procedimento penale. Per quanto io abbia inteso estraniarmi, ho potuto accorgermi che l’opinione pubblica si sia completamente spaccata. Si sente dire che il governo vuole mantenere a tutti i costi lo stabilimento Ilva per fini inconfessabili, queste accuse dovrebbero essere provate ma di sicuro c’è un equivoco di fondo. Radere al suolo l’Ilva non è un ordine che può partire dal Gip, ma dal governo. Lo stabilimento Ilva risulta essere uno dei più importanti per alcune lavorazioni. Se poi i vertici dell’Ilva si sono attenuti alle prescrizioni imposte ma non mi sembra cosi, il Gip ha disposto una perizia fatta da professionisti di sua fiducia mentre avrebbe potuto acquisire i dati delle indagini commissionata dall’Istituto Superiore della Sanità. Il Gip non si poteva illudere di incidere servendosi con il supporto dei suoi periti in un campo che non è nelle sue competenze, riportando gravissime ripercussioni sull’economia nazionale. È noto che la voce più consistente dell’economia riguarda i prodotti siderurgici. Se un domani per assurdo una tesi accusatoria dovesse risultare infondata? Cosa farà il Gip? Chiederebbe scusa … affermando di aver sbagliato? Chi ripagherà e risarcirà i danni paragonabili a un disastro? Per poter accusare l’Ilva si dovrebbe fare una perizia più approfondita per verificare se avesse sempre rispettato i livelli minimi, non direttamente quella sanitaria. Perché quando si contesta l’omicidio colposo occorre provare con una certezza scientifica che quell’evento sia avvenuto per una causa determinata. Questo secondo me è impossibile visto che per la maggior parte dei tumori i tempi sono mediamente lunghi, possono arrivare addirittura fino a 30 anni. Così per quanto riguarda le polveri di diossina, destinati a rimanere sul territorio addirittura per un secolo. Dai dati scientifici rilevati e consolidati è impossibile concludere che le diossine trovate siano recenti, ma che dai dati inquinanti risultino invece ridotti gli ultimi anni e che si sia adeguata. Inoltre bisogna rilevare che l’Ilva non sia l’unica fonte di inquinamento, ma che altre industrie usavano enormi quantità di amianto perché l’amianto fosse imposto nella normativa in materia di tutela del lavoratore perché riteneva che l’uso dell’amianto garantisse le migliori condizioni di lavorazione. Negli anni ‘90 ad esempio era presente ovunque, addirittura il pavimento del Tribunale conteneva fibre di amianto: quel materiale veniva scelto perché riduceva fonti sonore. Non dimenticando anche la miriade di piccole medie industrie, colorifici, cementifici, ecc…, fonti di inquinamento.

Il Tribunale del Riesame presieduto dal dott. Morelli nonché il Presidente del Tribunale ha dovuto demolire il provvedimento del Gip e per giungere il risultato ha usato due argomenti, di una semplicità disarmante. Ha rilevato che l’Ilva operava in presenza di una autorizzazione valida e rinnovata nell’agosto di quest’anno. Ha rilevato che l’Ilva doveva adeguarsi come tutte gli altri stabilimenti ad una direttiva in base al Parlamento europeo 2010 che recepisce le conclusioni e le migliorie tecniche sulla produzione dell’acciaio entro il termine da 4 anni dall’atto di pubblicazione tale pubblicazione coincide con il febbraio 2012 e ne consegue che l’Ilva se non in linea con gli standard già previsti presente direttiva della ce. A tale proposito è da notare che il Ministro dell’Ambiente ha rivolto un invito, non in sede istituzionale, all’Ilva affinchè quello che può realizzare in 4 anni lo possa realizzare immediatamente. Purtroppo nulla può essere contestato a meno che non rispetti quel termine, solo così potrà essere contestato un adempimento. Il Tribunale del Riesame non può escludere che l’Ilva abbia inquinato in passato, ma che attualmente abbia cessato di inquinare nelle misure che ha inquinato in passato. È necessario solo che l’Ilva si attenga a rispettare e che si attenga agli obblighi e le regole imposte dal tribunale del riesame. Il sequestro di alcune parti è consentito dalla legge di adottare tali provvedimenti cautelari che costituiscono una doverosa precauzione, ne consegue anche che la nomina di alcuni custodi sia legittima. Quindi la bonifica degli impianti potrebbe eliminare la chiusura degli impianti o magari in futuro si arriverà alla chiusura dell’impianto, ma si dovranno fare tutti i tentativi possibili. Concludo con una considerazione personale, l’ecologia è una scienza applicata alla vita dell’uomo che di per sé inquina, ignorare ciò può portare alla radicalizazione di alcuni concetti pur teoricamente validi, non sono sicuro pertanto che distruggere il tessuto economico di una nazione equivalga a limitare il degrado ambientale, invece sono sicuro che perseguire in maniera immotivata induca inesorabilmente alla povertà.

Giuseppe Tommasino, magistrato

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